La storia del pitbull (seconda parte)

La storia del pitbull (seconda parte)

11 Novembre, 2019 2 Di Camilla Rafanelli

Riprendiamo la storia del pitbull, con questa seconda e ultima parte dell’articolo pubblicato qui

La terza generazione

Con l’articolo precedente siamo arrivati verso la metà del 1800 della storia del pitbull, e abbiamo visto che in quel periodo si iniziò a vedere sempre più incroci tra bulldog e terrier. Se alcuni erano casuali, altri erano veri e propri esperimenti fatti da appassionati di cani, che avevano interesse a combinare le caratteristiche di queste due razze. Questi nuovi soggetti possono essere definiti come pitbull di 3^ generazione

Il risultato di questi incroci era un cane-guerriero: forte, resistente, coraggioso, ma sempre docile. Questo tipo di carattere lo rendeva adatto non solo ai combattimenti, ma anche alla caccia, alla guida del bestiame e alla compagnia.

La storia del pitbull tra Inghilterra e America

La storia del pitbull prosegue con l’arrivo in America del Bulldog&Terrier (Pit Bull) è stata una conseguenza della scoperta e della successiva colonizzazione del territorio americano. I primi cani europei apparsi in America risalgono al 1500-1600 ed erano per di più molossoidi e levrieroidi. Questi erano chiamati War Dogs, proprio per il loro utilizzo negli ambienti bellici. Il comandante spagnolo Hermando de Soto introdusse in America 3 nuove specie, che impiegò nelle guerre; erano razze di grandi dimensioni addestrate per attaccare e mutilare. Questa fu la prima testimonianza di una massiccia importazione di animali.

Sia bulldog che terrier furono esportati oltreoceano a partire dal 1700 circa, e negli sbarchi raggiunsero gli USA tutte e tre le generazioni di Bulldog della Gran Bretagna.

Utilizzo

A differenza di noi europei, gli americani sfruttarono la versatilità di questi cani, impiegandoli e lavorandoli in vari ambiti e non esclusivamente nei pit.

Oltre al loro utilizzo in guerra, erano cani molto popolari in ambienti come i Ranch per la loro eccezionale capacità di uccidere animali nocivi, ed erano molto impiegati anche nella caccia grossa.

War dogs nella guerra civile americana

Ciò comportò ad una certa influenza americana nella selezione inglese proprio per adattare il Bull&Terrier inglese alle esigenze americane: questa influenza fu chiamata “americanizzazione del bulldog”.

Il riconoscimento della razza

Alla fine del 19esimo secolo, il Pit Bull era probabilmente il cane più diffuso in America. C’era quindi la necessità di definire uno standard. Lo United Kennel Club è stato il primo club a riconoscere l’American Pitbull Terrier. Shauncy Z. Bennet, il fondatore di UKC, assegnò la prima targa di riconoscimento al suo Pitbull, nel 1898.

La American Dog Breeder Association fu fondata nel 1909 sotto la guida di Guy McCordia e Jhon P. Colby, per raggruppare tutti quegli allevatori appassionati del cane da lotta.

Jack Brutus – Cane soldato della compagnia K, first Connecticut Voluteer infantry

L’American Kennel Club, che prima della fondazione di UKC era l’unico Club che operava in America, riconobbe il Pitbull nel 1935, ma, per distaccarsi dai combattimenti, decise di cambiarne il nome in American Staffordshire Terrier. Il riconoscimento ufficiale dell’AST avvenne nel 1936.

Da questo momento in poi, tantissimi soggetti APBT avevano una doppia registrazione: erano iscritti sia nel registro UKC, che in quello AKC, quindi erano, contemporaneamente, sia pitbull che amstaff.

Perché è importante conoscere la storia del pitbull

È dovere morale (e legale) di ogni proprietario conoscere questi brevi cenni storici sulla razza, proprio per comprendere al meglio il soggetto che si ritrova ad avere oggi. Questi anni che ho riassunto in due articoli, ci hanno portato al pitbull di oggi. Solo la storia può farci capire appieno la memoria di razza e le doti caratteriali.

Cani storici

Senza queste conoscenze, se pur sintetizzate e molto basiche, non potremmo mai apprezzare davvero il nostro amato pitbull.

Ringrazio Salvatore Montemurro, enciclopedia vivente di questa razza, per tramandare con impegno e dedizione costante la sua passione e le sue sconfinate conoscenze sull’apbt.