La storia del pitbull (prima parte)

Prima di Parlare della storia del pitbull…

Prima di parlare della storia del pitbull e capire al meglio questo articolo bisogna tenere bene a mente che un tempo le razze canine erano selezionate, morfologicamente e caratterialmente, in base al lavoro che avrebbero dovuto svolgere. Era quindi la loro funzione che ne definiva le caratteristiche, non il contrario. ne parla Nicola nel suo ultimo articolo.

Tenendo bene a mente questo, ricordiamoci che il pitbull è stato selezionato per combattere e si è evoluto in base all’avversario dei suoi combattimenti.

Gli albori

Cerchiamo di capire l’ambiente in cui la storia del pitbull ebbe origine. Tra il 1600 e il 1700, la pratica del Bull Baiting (combattimento cane contro toro) era molto diffusa e apprezzata specie nel nord Europa, quindi si richiedeva un tipo di cane capace di lottare con un animale molto più grande di lui. Le razze più usate erano i mastini e i bulldog, cani di taglia medio-grande che arrivavano a pesare anche 60 kg, proprio per la taglia enorme dell’animale da sconfiggere.

La seconda generazione

Se all’inizio il Bull Baiting era una realtà diffusa in ambienti nobili o comunque altolocati, dal 1700 inizia a diventare uno sport più “popolare”. Da questa svolta, il bulldog selezionato riportava caratteri fisici meno estremizzati, testa più contenuta, peso più leggero, ossatura meno pesante, ma più tenace nel combattimento e più resistente.

Verso la metà del 1700 si passò a far combattere i cani tra di loro, abbassando ancora di più il peso del soggetto utile, dato che, appunto, era diminuito il peso dell’avversario da sconfiggere.

Bisogna anche ricordarsi che queste pratiche continuavano ad appartenere a ceti sociali medio-bassi, che oltre al bulldog combattente, spesso avevano anche in casa il piccolo terrier (impiegato nella difesa dei campi da piccoli animali esterni e nella caccia) e molte volte le due razze si accoppiavano dando vita a soggetti di taglia sempre più contenuta.

Il divieto dei combattimenti

Nel 1835 la Gran Bretagna emanò una legge sul benessere animale che vietò i combattimenti. Questi ultimi però non finirono, diventarono solo illegali, ma venivano comunque fatti in clandestinità. I cani venivano sciolti in una fossa (pit) e il vincitore era quello che sopravviveva.

In questo momento storico, morfologicamente i soggetti usati erano praticamente uguali ai pitbull che abbiamo oggi. Il motivo per cui le dimensioni furono così ridotte è da ricollegare al cambiamento del target da combattere (che era passato dal toro, all’orso, al cane), ad una migliore prestazione nella lotta, e anche al fatto che, come già sottolineato, molte volte i bulldog si accoppiavano con il terrier di famiglia.

Le doti caratteriali

Iniziarono a prestare una maggiore attenzione anche al lato caratteriale, selezionando soggetti che potevano essere maneggiati durante il combattimento (a volte anche dal giudice), ricercando quindi soggetti docili (vedi l’articolo sulle doti caratteriali), ma con una fortissima gameness nello svolgimento del loro lavoro.

I tratti dei terrier e dei bulldog si possono dire ufficialmente fusi insieme dopo il 1835, con il risultato di soggetti più compatti, con una canna nasale non brachicefala come quella del bulldog così da agevolare la respirazione, una maggior forza e resistenza fisica per avere una maggiore durata nel combattimento, altissima gameness e grande docilità.

Definizioni

Potremmo identificare la gameness come la capacità di ignorare l’istinto di autoconservazione per portare a termine l’obiettivo.

La docilità è invece la capacita di accettare l’uomo come leader.

Queste definizioni evidenziano come fosse necessario un soggetto coraggioso, ma che non fosse pericoloso per il proprietario e la sua famiglia.

L’articolo continua con la seconda parte.

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