Il COI, cos’è e come influisce sulla conservazione della razza

Oggi grazie al prezioso contributo del Dott. Onofrio Zanin, vi parliamo del COI, uno dei tanti fattori che vanno presi in considerazione durante l’allevamento. Cosa si perde nell’allevamento portato avanti dai vari “cagnari” che popolano subito.it ?

Cos’è il COI (Coefficient of inbreeding)

Il COI (Coefficient of Inbreeding); letteralmente coefficiente di consanguineità, e’ un parametro che misura il grado di vicinanza genetica che un animale, in questo caso si parla del cane, manifesta nei confronti del proprio antenato. Com’è di conoscenza comune, la serie di caratteristiche (fenotipi) che definiscono una razza, si selezionano a seguito di incroci mirati a fissare nelle generazioni successive tali caratteristiche in modo più o meno stabile.

Fissare un carattere, una caratteristica, un fenotipo (tutti sinonimi), altro non significa che evitare che tale carattere venga affievolito fino a scomparire nel proseguire delle generazioni. A seguito di tutto ciò si vengono a stabilire quegli spettri di variabilità genetica entro cui un animale può trovarsi rimanendo appartenente ad una determinata razza.

I fenotipi

I fenotipi che definiscono le caratteristiche complessive di una razza risiedono nei geni dell’animale e risentono, in un certo qual modo anche dell’influenza dell’ambiente. In un cane ogni carattere e’ definito (generalmente) dall’attivita’ di due copie dello stesso gene (due alleli). Due alleli dello stesso gene hanno una ereditarieta’ diversa, infatti uno sara’ ereditato dalla madre, l’altro dal padre.

Due alleli possono essere identici fra loro (se la sequenza di DNA che li definisce e’ davvero simile) o possono mostrare un diverso grado di variabilità. In una popolazione, alleli di diversi geni hanno un diverso grado di variabilità. I geni che codificano per una caratteristica peculiare per una determinata razza, avranno una bassa variabilità’ nella popolazione che appartiene a quella razza. Incrociando esemplari di popolazioni diverse, si introduce variabilità, ci si allontana da quello che sono i parametri di una razza e si indebolisce la presenza di un carattere, in termini un po’ estremi ma esplicativi nel contesto.

Il COI nel pitbull

Quando la razza Pit bull e’ stata definita, per esempio, sono state prese in considerazione determinate caratteristiche (e di conseguenza determinati alleli) e tali caratteristiche sono state istituite come “standard”.

L’allevamento mira (o dovrebbe farlo) ad incrociare esemplari con standard ben definiti; affinché’ gli stessi alleli conformi agli standard della razza vengano mescolati in un campione quanto più’ omogeneo possibile. Lo scopo e’ quello di mantenere stabile la presenza di determinate caratteristiche che piacciono ai proprietari di Pit bull ma che principalmente fanno di quel cane un Pit bull. In termini pratici questo si realizza dall’incrocio di animali consanguinei a diversi gradi di parentela.

Il mantenimento degli standard

Il COI misura (stabilendo la probabilita’ di un animale di ereditare due alleli identici o molto simili) quanto il nostro cane abbia un assetto genetico simile a quello dell’antenato a cui si fa riferimento e quindi puo’ dare un riferimento della sua vicinanza genetica a quegli standard che sono stati selezionati in passato o nello specifico allevamento a seconda degli antenati a cui facciamo riferimento.

Sebbene controllato e standardizzato, l’incrocio fra consanguinei fissa si’ caratteristiche che si desidera mantenere nelle generazioni successive, ma anche caratteri che in un certo senso si desidererebbe attenuare; se non eliminare del tutto. Il contesto genetico in cui si determina una selezione per incroci e’ ampio e complesso, spesso non e’ manipolabile con una accuratezza che si vorrebbe.

Articolo a cura del Dott. Onofrio Zanin

Ricercatore presso Grzechnik Lab School of Biosciences.
University of Birmingham (Birmingham UK )

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