La memoria di razza

La memoria di razza è l’insieme delle doti caratteriali, degli istinti e delle attitudini che caratterizzano i soggetti di una razza, è l’espressione della selezione dell’uomo, della ricerca di una combinazione eccellente che rendesse il cane adatto allo svolgimento di un particolare lavoro. E’ un vero e proprio patrimonio genetico che si tramanda di generazione in generazione, fissato nella memoria di ogni cane.

Per fare alcuni esempi: il Pastore Maremmano-Abruzzese è stato selezionato e allevato come cane da guardia del gregge, il Labrador Retriever come cane da riporto, il Jack Russel Terrier come cane da tana, ecc..

Per far si che questi cani siano adatti al loro compito, l’allevatore ha ricercato quella combinazione di doti caratteriali e attitudini specifiche che gli permettessero di tirare fuori un’eccellenza nella mansione da svolgere.

COME SI DISTRUGGE LA MEMORIA DI RAZZA

Dalla definizione si capisce bene quanto vaste debbano essere le competenze di ogni allevatore per riuscire a creare soggetti abili a svolgere il lavoro per cui la razza è stata creata. Un buon allevatore deve conoscere la storia, deve saper valutare le doti dei propri cani e saperne riconoscere le attitudini.

Le cucciolate casalinghe, o quelle di allevatori incompetenti, mandano all’aria tutto il patrimonio genetico di una (o più) razza, fanno perdere l’eccellenza che è stata selezionata per secoli, e quindi l’attitudine al lavoro. Le cucciolate fatte a caso sono da condannare (oltre che per tutti i motivi che già Pitbull is not a crime ha perfettamente spiegato nel tempo in questo blog e nella pagina) per la totale mancanza di etica e di rispetto verso il lavoro immenso dei padri fondatori di ogni razza e verso i frutti dello stesso che oggi ci hanno lasciato. Sono il motivo per cui adesso, l’eccellenza è rara, e solo pochi sanno ancora selezionarla e tirarla fuori, e questo vale per ogni razza.

IL PITBULL

La memoria di razza dei nostri pitbull, come sappiamo, è da ricondurre alla sua storia, al motivo per cui questi cani erano selezionati alla nascita della razza, cioè i combattimenti tra simili. Per questo motivo, nella memoria dei nostri cani, è rimasto impresso il fatto di non andare d’accordo con i propri simili, a maggior ragione dello stesso sesso.

Il fatto che oggi si trovino molti soggetti atipici, che non presentano una spiccata aggressività intraspecifica, è una conferma a quanto detto sopra: la mano ignorante dell’uomo sta compromettendo la memoria di razza, in poco tempo e con pochi accoppiamenti.

Se è vero che oggi i combattimenti sono (giustamente) proibiti, il patrimonio genetico di questa razza è da preservare. Ci sono opinioni diverse al riguardo: c’è chi preferisce selezionare cani meno aggressivi verso i conspecifici, proprio perché questa aggressività non serve perché la pratica dei combattimenti è illegale, e rende questi cani difficili da gestire. Io mi discosto da questa posizione: per me, la memoria di razza è ciò che identifica la razza stessa (e lo penso per il pitbull come per qualsiasi altra) e trovo quindi un controsenso volerla cambiare, perché si perderebbe ciò che è davvero quella determinata razza. Io credo che chi trova scomodo che il suo pitbull non voglia giocare con gli altri cani, non dovrebbe ricercare un soggetto atipico, ma dovrebbe cambiare razza. Oltretutto, con l’addestramento, anche un cane che non va d’accordo con i suoi simili può essere portato in giro in tranquillità e può fare attività stimolanti proprio come gli altri. Questo non vuol dire che con l’addestramento il nostro pitbull inizierà a giocare con tutti i cani, ma semplicemente che smetterà di interessarsi a loro (e, al contrario, si interesserà al proprio padrone) e quindi di volerli aggredire indistintamente in ogni situazione. Trovo perciò molto egoistico da parte dell’uomo ricercare soggetti più tranquilli, ma lontani dalla memoria di razza, solo per una comodità personale.

CONCLUSIONI

Non è sufficiente accoppiare un maschio e una femmina, non è sufficiente che entrambi i genitori abbiano il pedigree, non è sufficiente che entrambi siano campioni di bellezza per poter identificare la progenie come pitbull. Per selezionare il vero pitbull, oltre a conoscere la storia, le linee di sangue e i ceppi delle stesse, bisogna saper valutare le doti caratteriali dei soggetti, bisogna avere la capacità di scoprirne le attitudini e tenerne sotto controllo gli istinti. Tutto questo si può constatare solo attraverso l’addestramento, solo lavorando col proprio cane, solo spingendolo al massimo delle sue potenzialità.. e sono amareggiata nell’appurare quanto tutto ciò manchi nel mondo dell’American Pitbull terrier.

Un commento:

  1. Giuseppe Del Rosso

    Bellissimo articolo.
    Spesso mi capita, quando vado in asili o centri diurni, di sentirmi chiedere: perché non fate attività con più di un cane?
    Alla tv si vede spesso……
    Ovviamente si è costretti, a volte, ad utilizzare la via più semplice, e da ciò arriva la.mia risposta: ci stiamo lavorando……
    Sono consapevole xò che i miei Pit nn potranno mai fare attività insieme, soprattutto in presenza di bambini che giocano, urlano e si lanciano giocattoli.
    Io sono uno di quelli che crede che il Pit “può tutto” ma la memoria di razza va preserva.

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