I doveri di un padrone responsabile

Prendersi cura di un cane va ben oltre dargli la pappa e portarlo a spasso di tanto in tanto.

Il cane è un animale complesso e i suoi bisogni vanno al di là di quello che è il bisogno fisiologico di mangiare e bere. Un cane potrebbe finire affidato a padroni incapaci di gestirlo in una gabbia nel cortile dietro casa. Chi invece sa di cosa ha bisogno un cane si preoccupa Invece di fargli avere una vita varia e, mi piace pensare, stimolante. Di seguito riporto uno pezzo del  libro Il lupo e il filosofo Libro di Mark Rowlands nella speranza di farvi capire cosa realmente significa prendersi cura di un cane e dei suoi bisogni.


Il rapporto tra il cane e il suo antenato lupo

…ho fatto in modo che Brenin potesse fare almeno una lunga passeggiata ogni giorno, e il suo addestramento gli ha permesso di evitare il guinzaglio. Quando le circostanze lo consentivano, ho fatto sì che avesse la possibilità di impegnarsi in comportamenti naturali, come cacciare e interagire con altri canidi. Ho fatto del mio meglio perché non si annoiasse mai, nonostante dovesse assistere alle mie lezioni. Supporre che Brenin non fosse felice solo perché non faceva quello che fanno i lupi in natura è poco più di una banale forma di arroganza umana e sminuisce la sua intelligenza e flessibilità

Brenin, naturalmente, seguiva le orme dei suoi antenati di circa quindicimila anni fa rispondendo al richiamo degli esseri civilizzati che spinse quegli antenati a un rapporto simbiotico, e forse indistruttibile, con la più potente e crudele delle grandi scimmie. In termini di successo genetico basta pensare al numero di lupi oggi nel mondo rispetto al numero di cani – approssimativamente 400.000 contro 400 milioni – per rendersi conto che si trattò di una strategia straordinariamente efficace…

L’educazione e l’addestramento del cane

Brenin era uno schiavo? Era uno schiavo perché io avevo stabilito i parametri della sua educazione, determinando così i contorni del suo agire futuro? Sette anni di scuola secondaria unificata, seguiti da tre anni all’università di Manchester e da due a quella di Oxford – anni in cui i parametri della mia educazione sono stati senza dubbio stabiliti da altri – hanno fatto di me uno schiavo? Se Brenin è stato uno schiavo, allora lo sono stato anch’io. Ma, se è così, che cosa significa la parola “schiavo”? Se tutti noi siamo schiavi, chi è il padrone? E se non c’è un padrone, allora chi è lo schiavo? Forse questa mia argomentazione non è solida quanto credo. Forse il mio giudizio è offuscato da tutto ciò che Brenin ha fatto per me. Ci sono persone che adottano un cane e, dopo che la novità si è esaurita, sostanzialmente lo piantano nel giardino dietro casa e se ne dimenticano. A quel punto il cane diventa solo un noioso dovere. Bisogna dargli da mangiare e da bere e questa è la sola interazione tra proprietario e cane: un compito tedioso, qualcosa che il proprietario non ha voglia di fare, ma che ritiene suo dovere fare. Alcuni pensano perfino di essere buoni padroni perché danno regolarmente da mangiare e da bere ai loro animali. Se è così che la pensate, perché prendersi il disturbo di avere un cane?

Il rapporto con il cane

…non ne ricaverete nulla, se non l’irritazione quotidiana di dover fare qualcosa che in realtà non avete voglia di fare. Quando, invece, un cane vive in casa con voi, quando si inserisce nella vostra vita in modo così completo da diventarne parte, allora si scopre la gioia. Quello con un cane è come un qualsiasi altro rapporto: ne ricaverete solo ciò che siete disposti a mettervi dentro, a lasciarvi entrare. Lo stesso vale per un lupo. Ma poiché un lupo non è un cane – poiché un lupo ha eccentricità che un cane non ha – dovrete impegnarvi molto più duramente per farlo entrare nella vostra vita.” “Fondamentalmente, Brenin non era una mia proprietà e di certo non era il mio animale da compagnia. Era mio fratello. A volte, e sotto certi aspetti, era il mio fratello minore. In quelle occasioni, e per quei particolari aspetti…

Il diritto del cane alle conseguenze delle sue azioni

io ero il suo tutore e lo proteggevo da un mondo che lui non capiva e che non si fidava di lui. In quelle occasioni dovevo decidere cosa dovevamo fare e imporre la mia decisione, che Brenin fosse d’accordo oppure no. A questo punto alcuni miei amici del movimento per i diritti degli animali cominceranno a lamentarsi degli impari rapporti di potere e del fatto che, siccome non poteva dare il suo consenso alle mie decisioni, Brenin era di fatto mio prigioniero.

Ma anche in questo caso l’accusa non sembra molto plausibile. Immaginate che questo mio fratello sia un uomo anziché un lupo. Se fosse troppo giovane per capire il mondo e le conseguenze delle sue azioni in quel mondo, non potrei semplicemente abbandonarlo a tali conseguenze. Come abbiamo visto, Koehler sostiene il diritto del cane alle conseguenze delle sue azioni. Sono d’accordo, ma, naturalmente, non si tratta di un diritto assoluto. E ciò che i filosofi definiscono un “diritto prima facie”, un diritto, cioè, che può essere annullato in determinate circostanze. Se il vostro cane stesse per finire sotto un’auto, magari per avere ignorato le vostre istruzioni, non gli permettereste semplicemente di subire le conseguenze delle sue azioni. Al contrario, fareste del vostro meglio per evitargliele. Esattamente come se sotto l’auto stesse per finire il vostro fratello più piccolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Continua a leggere