“Il cane deve essere libero di essere un cane” – Il valore delle regole

L’importanza delle regole per la qualità della vita del cane

Spesso, tra parchi, aree cane e altri luoghi cinofili, mi capita di sentire questa affermazione. Soprattutto sulla bocca di chi vuole passare per “l’amico degli animali” un po’ troppo superficialmente, ma che lascia spazio a una piccola riflessione:

Se da un lato è assolutamente nostro dovere far si che il cane (come qualsiasi altra specie vivente) mantenga intatta la propria identità di fiero animale qual è; è altrettanto vero che spetta a noi il compito di gestirlo e crescerlo nel migliore dei modi. Questo, affinché le differenze tra la nostra società (nella quale si trova a vivere) e la sua (completamente differente da quella umana) non risultino fonte di stress, o addirittura invalidanti.

L’ideale sarebbe dunque aiutare il nostro amico a quattro zampe ad integrarsi in un contesto per certi versi così innaturale per lui. Insegnandogli LIMITI e REGOLE da rispettare saremo per lui la GUIDA da seguire.

Così facendo, al nostro fianco si sentirà sempre al sicuro e affronterà con positività qualsiasi nuova esperienza decideremo di proporgli.

L’assenza di regole può essere più limitante per il cane

Al contrario, il rifiuto di porre regole e limiti nella vita del cane, per paura di lederne la libertà di essere animale, rappresenta una vera e propria minaccia. Laddove il sacrosanto rispetto per la sua natura diventa la giustificazione per qualsiasi tipo di comportamento; Anche il più socialmente inadatto abbiamo un problema.

In questo modo, si finisce col crescere un cane spesso ingestibile e incapace di vivere in una società molto articolata. Si cresce un cane costretto ad uscire di casa solo se sussistono determinate condizioni: non devono esserci altri cani/ persone nelle vicinanze, non devono passare veicoli o biciclette, ecc…Si trova così ingabbiato, proprio in virtù del nostro “amore per la libertà”, da quella stessa natura che tanto avevamo cercato di tutelare.

Articolo a cura di Riccardo Setti

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