L’etica nell’allevamento – intervista a Grazia Marmo

Non tutti trovano l’etica nell’allevamento. Si potrebbe pensare che chi paga un allevatore stia pagando la vita di un cane, la realtà è differente. Quando si parla di allevatori professionisti ed etici, dietro allo scambio di denaro non c’è la vita del cucciolo, bensì una cultura, una passione e un impegno quotidiano da parte dell’allevatore. Ne è l’esempio Grazia Marmo dell’allevamento Red Angels Marmo’s Kennel.

L’intervista

Quali sono gli aspetti che differenziano un allevatore professionista da un cosiddetto “cagnaro” ?

La serietà nel seguire la cucciolata, dalla selezione dei fattori fino all’affidamento dei cuccioli stessi e oltre durante tutto il percorso di vita. Un allevatore non vende i cani al primo che si presenta soldi alla mano.

Un vero allevatore affida i suoi cuccioli a una “clientela” selezionata e in attesa che nel frattempo viene conosciuta e istruita su che tipo di cane sta andando a prendere. Non dimentichiamo inoltre che un allevatore eticamente corretto e professionale, fa eseguire test genetici ed esami clinici prima di mettere in riproduzione un cane. Esami quali ecocardio, displasia anche e gomiti, ecografia ovaie e utero preventivi, esami del sangue e non dimentichiamo neanche i vaccini come ad esempio l’herpes virus causa di morte per molte cucciolate improvvisate.

Chi veramente fa questo lavoro con passione non lascia niente al caso, dalla selezione all’affidamento del cane. Chi si rivolge ad un allevatore improvvisato rinuncia a tutte queste garanzie, andando spesso in contro a cuccioli problematici. Dal cucciolo con problemi comportamentali e dal carattere poco equilibrato ai problemi di salute le cui spese superano di gran lunga quelle di un cucciolo preso da allevatore professionale.

Quanto influisce secondo te l’elevamento non professionale sul patrimonio genetico della razza ?

Influisce tantissimo, basti pensare a tutte le malattie genetiche che con un attenta selezione sarebbero già sparite. malattie che ancora si ripresentano grazie a chi non ha le competenze per far mettere al mondo dei cuccioli. Anemia, atassia, stenosi polmonare. L’unico motivo per cui sentiamo ancora di queste problematiche è il lavoro di questa gente. Un lavoro che viene fatto senza un etica, senza le competenze adeguate e senza gli screening preventivi che sono alla base di un allevamento professionale.

Quanto è importante per un allevatore selezionare gli affidatario dei suoi cuccioli?

Una volta prese tutte le precauzioni e fatti tutti gli esami necessari per avere cuccioli in salute, l’affidamento diventa l’aspetto più importante. Una volta nati i cuccioli  e pensato alla loro salute, la priorità diventa assicurargli un futuro. Non è questione di venderli tutti nel minor tempo possibile, bensì di affidarli a chi è conscio di quello che sta facendo. L’obbiettivo è affidarli a persone selezionate che se ne prenderanno cura. Un allevatore non termina mai il suo lavoro su un cucciolo. Il rapporto con l’affidatario non termina con la transazione economica, bensì diventa un rapporto duraturo e stabile, in questo modo i cani non finiranno in canile perché la persona che se ne doveva prendere cura si è stufata.

Io ho 60 cani usciti dal mio allevamento e ho contatti con tutti i proprietari, si instaura con loro un rapporto quasi di parentela, ho affidato cani persino in Brasile con cui ho ancora contatti e seguo la vita del cane. Questa è serietà

Il pitbull non è un cane per tutti, cosa consigli a chi si affaccia al mondo dei pitbull?

Consiglio una buona conoscenza del pitbull prima ancora di interessarsi all’acquisto/adozione, nel caso lo si volesse prendere da allevamento chiedersi prima se non sia il caso di adottarlo da canile farsi un giro nei canili e poi decidere. Se preso in allevamento è essenziale conoscere l’allevatore molto tempo prima, per valutarne la serietà e le competenze. La cosa essenziale però è avere conoscenza della razza perché il pitbull è un cane con determinate peculiarità.  Leggete, informatevi partecipate a eventi e meeting per imparare la storia e le caratteristiche di questo cane, non è una decisione da prendere alla leggera.

Secondo te introdurre l’obbligo di un “patentino” sarebbe utile? e come influirebbe sul mondo della cinofilia?

Personalmente sono favorevolissima, oltre a informare il futuro proprietario metterebbe alla prova la reale volontà di avere quel cucciolo. Io già ad oggi metto a disposizione 5/6 lezioni con il mio educatore di fiducia prima di affidare un cucciolo, perché voglio vedere veramente chi sei e la tua motivazione, questo unito al fatto che vengono tutti vaccinati, sverminati e chippati fa’ si che un cucciolo non esca dal mio allevamento prima dei 75/80 giorni.  Vengo affidati inoltre con un contratto stilato e registrato da un notaio in cui si dichiara che mi assumo tutte le responsabilità fino al completamento del cane, per quanto riguarda salute e sviluppo e che il proprietario si prende tutte le responsabilità del caso. L’introduzione di un patentino sarebbe un ulteriore garanzia di serietà.

Ringraziamo Grazia Marmo per il suo tempo e le auguriamo il meglio.

Pitbull is not a crime consiglia

In questi 3 giorni con le interviste a Nunzio Di stefano e a Grazia Marmo, abbiamo voluto parlarvi di allevamento. Questa è l’idea che pitbull is not a crime ha di un allevamento etico.

Ci teniamo a precisare che i canili sono pieni di pitbull e che invitiamo chi volesse tenerlo come animale da compagnia a rivolgersi a delle associazioni. Se riteneste necessario invece rivolgervi ad un allevamento vi preghiamo di tenere presente che non tutti gli allevamenti sono meritevoli. Quindi informarvi e conoscere l’allevatore prima di acquistare un cucciolo è d’obbligo.

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