Danko, quando un pit torna a vivere dopo l’inferno

Danko, inferno andata e ritorno

Cosa succede quando un cane viene annientato nel corpo e nell’anima? come si può far tornare alla vita un essere seviziato, maltrattato e psicologicamente distrutto? come torna alla vita un pit che è terrorizzato da una pallina lanciata per giocare? Scopriamo la storia di Danko, un viaggio all’inferno, andata e ritorno.

La sua storia

Lui è Danko. Nel 2015 è stato trovato legato ad una panchina in un parco a Palermo, ad agosto, sotto il cole cocente. Quando fu trovato era coperto di rogna, senza pelo, pelle e ossa, pieno di morsi e segni di sigarette spente nella pancia. Una povera anima scaraventata all’inferno. Quando mi taggarono nel annuncio del suo ritrovamento il mio cuore si innamorò di lui; feci così la richiesta per adozione.  All’epoca avevo solo Zoe la mia pit femmina. Sapevo che un compagno sarebbe stato un bene per lei, che ha notevoli problemi essendo stata staccata a 40 gg dalla madre. E così fu. Mai nessuno però, mi avrebbe potuta preparare a  quello che mi aspettava all’arrivo di Danko. È vero il suo corpo era distrutto, martoriato e seviziato, probabilmente reduce da addestramenti fini al dog fighting; ma nulla in confronto al peso interiori e la paura che si portava dentro.

Il timore e la paura

Danko era un cane che era stato privato di ogni aspetto che lo rendesse tale. Non sapeva giocare, non sapeva mangiare, non sapeva stare in mezzo ad altri animali, non aveva fiducia nell’uomo e meno che meno in se stesso. La prima sera che arrivò, ingenuamente gli lanciai una pallina, piano piano, e lui si fece i bisogni addosso e si nascose in un angolo tremando come una foglia.

Li realizzai la profondità del baratro in cui era stato spinto. Io e Danko iniziammo un lavoro davvero lungo e impegnativo per il suo recupero.

Zoe, la femmina si dimostrò essere un ottimo mentore: gli insegnò cos’è il gioco come è divertente giocare, a condividere spazi e cose, a mangiare lentamente, gli insegnò a salire sul divano e sul letto, gli insegnò che il mio tocco non era il male.

Ci volle tempo. Ci affidammo anche ad un educatore per migliorare il rapporto con lui e correggere i nostri errori quotidiani. A fine del 2016 trovai quello che sara il mio futuro marito, e con lui ereditai altri due pit-cinghiali. I problemi si moltiplicarono, e la paura della convivenza era molta. In poco meno di un anno, siamo passati dalle sceneggiate tamarre “setiprendotistaccolatesta”quando si incontravano per strada a dormire tutti e 6 insieme. Lui tenta di fare gli agguati all’altro maschio per giocare, per attirare la sua attenzione, a volte gli va bene a volte viene sgridato come farebbe un genitore. Sono fiera di lui. Ogni giorno impara qualcosa di nuovo.

Una precisazione da parte di Pitbull is not a crime

Ringraziamo Roberta per la splendida storia e per tutto quello che ha fatto per Danko, le facciamo i nostri più sentiti auguri per il futuro. Vorremo farvi notare quanto impegno e conoscenza sono necessari per far convivere 4 pitbull in una casa e ci sentiamo di non consigliare di provare questa esperienza a chi è alle prime armi con i pitbull e in generale con i cani.

Se anche tu vuoi vedere pubblicata  la tua storia, scrivi a lamiastoriadipit@pitbullisnotacrime.it 
(almeno 300 parole) e non dimenticarti di allegare una bella foto (in alta definizione) di te e del tuo pitbull! (per ragioni di tempo e quantità non possiamo pubblicarle tutte le storie in maniera tempestiva, abbiate pazienza)

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