Una storia finita bene

La storia di Athena

E’ il 2013 quando mi avvicinai al mondo del pitbull. Mi innamorai subito di questa razza, a tal punto da volerne uno tutto per me. Mi informai un po’ sulle caratteristiche caratteriali, ma, nell’ingenuità dell’ignoranza, pensavo che ogni cane fosse uguale. Allo stesso modo che l’allevamento in cui l’avrei acquistato non avrebbe influito sul soggetto. Ero completamente ignara dell’importanza della selezione caratteriale, quindi mi ritrovai a comprare il primo cane che trovai disponibile: Athena. Amirican Pitbull Terrier femmina, red nose, figlia di GrCh (di cui non farò il nome), nata in casa, quindi già abituata ad un contesto familiare. Pensai: “eccola”! Il 22/11/2014, all’età di 3 mesi, Athena venne a casa con me. Iniziarono così le prime uscite, ma già da così cucciola, lei si dimostra infastidita dalla presenza di estranei. Athena, ringhia e abbaia a chiunque tenti di avvicinarsi o solo di guardarla. Da inesperta, giustificavo questo atteggiamento con l’età. Mi ripetevo che la motivazione era l’inesperienza del cane ai contesti urbani, e credevo che col tempo sarebbe migliorata da sola.

Ma così non fu. Il cane cresceva, di età e di stazza, i suoi ringhi e abbai si facevano sempre più minacciosi, mostrava i denti, tentava di mordere (ovviamente a vuoto perché era sempre legata al guinzaglio) e io ero disperata: mi resi conto che il mio cane avrebbe voluto mangiarsi chiunque, persona e cani, così decisi che era giunto il momento di rivolgersi a un professionista per un recupero comportamentale.

La richiesta d’aiuto ad un professionista

Lì commisi un altro enorme errore, sempre per la mia ignoranza in materia, perché se ormai mi ero resa conto dell’importanza della selezione caratteriale dell’allevatore, credevo invece che ogni addestratore fosse uguale, che ognuno di essi sapesse fare il proprio lavoro. Contattai il primo nome che mi venne suggerito, una persona specializzata in recupero cani problematici e esperta di Pitbull. Seguii tutte le sue istruzioni: misi la pettorina al cane e mi armai di pacchettate di wurstel. Lei mi consigliò anche di sottoporre Athena ad una visita da un veterinario comportamentalista, che l’avrebbe valutata e avrebbe eventualmente deciso se prescrivere un meno una cura di psicofarmaci da integrare al percorso educativo. Mi rifiutai categoricamente, ma decisi comunque di proseguire con le lezioni.

Dopo 3 incontri considerò il cane recuperato. Io, fidandomi delle sue parole, decisi quindi di riprovare a portarla in un contesto urbano. Alla prima ri-uscita, Athena arrivo a chiudere i denti a un millimetro dalla mano di una mia amica, e non si sfiorò la tragedia solo perché era legata. Ogni volta che passavo davanti a un altro cane era una catastrofe, la situazione non era migliorata neanche in quello.

Ero veramente disperata, avevo un cane fuori controllo, pericoloso per l’incolumità altrui e anche per gli altri conspecifici. Io non ero in grado di gestirla, quindi mi ritrovai costretta a chiuderla in giardino e non farla avvicinare da nessuno, finché non avessi trovato qualcun altro di veramente competente. Ma che vita è quella di un cane che vede solo il giardino?

La svolta

Dopo un anno di reclusione, finalmente, arriva lui: Giuseppe D’Urbino. Stanca di perdere tempo, iniziai subito le lezioni (Athena in tutto questo aveva già 2 anni). Due volte a settimana mi facevo 90 km in macchina per stare anche 5 ore al suo campo, e in 9 mesi di lavoro il cane è come rinato. Il merito di tutto questo va anche all’impegno che ci ho messo, ma va soprattutto al Maestro, perché senza di lui, senza la sua esperienza, capacità e sensibilità, io e il mio cane oggi non saremo qui a scrivere questo articolo così positivo. Ancora oggi, sono incredula per i risultai che abbiamo ottenuto con un semplice collare a scorrimento e un guinzaglio. L’addestramento classico ci ha salvate.

Oggi il mio cane non mostra più segni di aggressività né verso le persone, né verso gli altri cani. Athena si fa accarezzare, si fa manipolare, si è lasciata anche controllare la dentatura da un giudice in una Expo. L’aggressività intraspecifica è una dote, non si può eliminare (l’addestramento non fa le magie), ma si può tenere sotto controllo, e questo dovrebbe essere responsabilità di ogni padrone. In passeggiata rimane al mio fianco, non perché ho in mano un bocconcino, ma perché io sono più interessante del resto, perché stare accanto a me è più bello del resto. Non abbiamo evitato le situazioni, non abbiamo evitato i luoghi affollati o i luoghi pieni di cani, abbiamo imparato a gestirle, le ho insegnato che se io sono calma, lei non ha motivo di agitarsi e oggi, finalmente, posso portarmela ovunque senza essere un pericolo per nessuno.

Il lieto fine

Athena adesso è serena, corre tutti i giorni, gioca, fa sport, fa addestramento, fa obedience. Prova piacere nell’eseguire i miei comandi e torna quando la chiamo. Sa stare con i bambini, in mezzo alla folla, in mezzo ai cani, perché ha capito che la sua giuda sono io.

L’orgoglio e la soddisfazione che tutti i giorni mi da questo cane sono indescrivibili, perché non ho mai potuto dare niente per scontato con lei. Addestrare il cane vuol dire renderlo libero e felice, vuol dire crearci un legame vero, di fiducia cieca, ma senza un Professionista niente di tutto ciò è possibile. Io non finirò mai di ringraziare il mio.

Segui Pitbull is not a crime su Facebook 

Se anche tu vuoi vedere pubblicata  la tua storia, scrivi a lamiastoriadipit@pitbullisnotacrime.it 
(almeno 300 parole) e non dimenticarti di allegare una bella foto (in alta definizione) di te e del tuo pitbull! (per ragioni di tempo e quantità non possiamo pubblicarle tutte le storie in maniera tempestiva, abbiate pazienza)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • Continua a leggere